Visita l'entroterra di Cattolica

San Marino è suddivisa in nove centri abitati (i “castelli”).
Il capoluogo San Marino, poi Serravalle, Borgo Maggiore, Faetano, Domagnano, Acquaviva, Fiorentino e Montegiardino, Chiesanuova.
Il centro storico del capoluogo è tutto un monumento, una cittadella medievale conservata nei secoli a meraviglia dei posteri.
Sul ciglio del Monte Titano sorgono le tre magnifiche fortificazioni, collegate con muraglie e camminamenti alla cittadella, racchiusa in una triplice cerchia di mura, interrotta da porte, baluardi e torrioni.
Entro le mura, le vie, le piazze, i palazzi, le chiese, tutti di pietra, conservano l’aspetto austero e suggestivo dell’architettura medievale. Le tre torri, Guaita, Cesta (sede del museo delle armi antiche) e Montale, sono calamite per i visitatori, ma meritano attenzione anche il Palazzo Pubblico (moderno, nonostante lo stile gotico: lo inaugurò Giosuè Carducci), la chiesa di San Francesco con la pinacoteca, la basilica del Santo.
Negli otto “castelli” meritano una visita la rocca malatestiana di Serravalle, il santuario di Borgo Maggiore, il “percorso vita” a Domagnano. Per i musei è necessario un discorso a parte.
Gradara si erge come un'isola verde fra le dolci colline marchigiane a 142 metri sul livello del mare di cui si riesce a sentire il profumo, carico di salsedine, essendo a soli 3 Km di distanza.
E' un luogo fiabesco dal sapore antico, in cui leggenda e storia si abbracciano per raccontarci il tragico amore fra Paolo e Francesca, cantato da Dante, Petrarca, Boccaccio e D'Annunzio.
Gradara vanta un notevole patrimonio artistico che rende ancora più prezioso il suo valore culturale. Infatti a Gradara si possono ammirare pregevoli quadri e bellissimi affreschi. La sua opera artistica più importante è invece una magnifica Pala in terracotta attribuita ad Andrea della Robbia, situata nella cappella del castello.
Passeggiare fra le sue vie, specie di sera, per la rocca sapientemente illuminata e circondata da querce secolari, regala agli innamorati una cornice romantica unica, in cui amore, poesia e storia si fondono ad un magnifico paesaggio.
San Leo sorge su uno sperone di roccia con le pareti a strapiombo sulla valle del Marecchia.
La sua splendida fortezza (sec. XV), opera di Francesco di Giorgio Martini, domina la valle dalla sommità della rupe inaccessibile; di origini antichissime, la città dà il nome alla provincia del Montefeltro, essendo l'antica Mons Feretrius romana.
Fu capitale d'Italia con Berengario II dal 962 al 964. San Leone che ne fu l'evangelizzatore (IV sec.), è oggi il patrono della città.
Nel centro storico le due meravigliose chiese, la Pieve e il Duomo rispettivamente dell'XI e XII secolo e la torre civica, ora campanile del Duomo. Nei dintorni il convento francescano di S. Igne (1243).
Fra le persone famose ricordiamo Dante Alighieri che parla di San Leo nella Divina Commedia e San Francesco che si fermò a predicare e che qui ebbe in dono il monte della Verna (1213).
Il Conte di Cagliostro finì i suoi giorni in una cella del Forte.
Monte Gridolfo, una schiera di castelli posti a breve distanza uno dall’altro doveva garantire la difesa della Signoria dei Malatesta verso le confinanti terre marchigiane sottoposte al Ducato di Urbino.
Un borgo tutto chiuso da altre mura con l’accesso protetto da una porta con torre d’epoca medioevale, integro nella struttura che ha visto negli ultimi anni un’opera di restauro accurata ed integrale.
Anticamente il luogo era chiamato Monte Lauro, pare per le tante piante di alloro che ricoprivano questo bel colle. Secondo l’opinione comune il nome nuovo del paese deriva dalla nobile famiglia Gridolfi qui residente per un periodo di tempo nel 1200, ma c’è anche chi sostiene, ragionevolmente, che questo nome derivi da una parola di radice germanica che significa sterposo, rozzo.
Il 1233 vede il castello schierato con il Comune di Rimini già in contesa con Urbino per il dominio dei territori collinari interni. E’ il tempo di lotte territoriali e scontri armati tra i Malatesta e i Montefeltro, ma anche di lotte interne alla casata malatestiana: nel 1336 Ferrantino per aspre contese con il parentado fa addirittura distruggere il castello che però viene ricostruito qualche anno dopo da Galeotto Malatesta.
Dopo i Malatesta se ne impossessano i Borgia (1502) e poi la Repubblica di Venezia, passando infine, sotto il governo della Chiesa seguendo la sorte di tutti gli altri castelli di questa parte della Signoria.
Chi arrivi a Urbino ignaro e della sua storia e della sua importanza si trova di fronte a una sorpresa straordinaria, anzi a un miracolo.
Nel giuoco delle colline che sopportano le strade d'accesso ecco che appare un palazzo fatato che il tempo non ha sfregiato né intaccato.
È un salto indietro nel tempo, un tuffo nella purezza e nella libertà dello spirito".
II palazzo di cui parla Carlo Bo è quello di Federico da Montefeltro, rinascimentale signore della città.
Grazie ad una raffinata formazione culturale Federico da Montefeltro ha saputo condensare in questo spazio il fior fiore della cultura umanistica rinascimentale italiana.Cercando di fare della sua casa la dimora delle Muse, ha chiamato a sé gli uomini e gli artisti migliori del suo tempo: Piero della Francesca, Luciano Laurana, Leon Battista Alberti, Francesco di Giorgio Martini. In questa culla della cultura hanno mosso i primi passi artisti quali Raffaello e Bramante.Dopo la grande stagione rinascimen-tale, la città conosce nuovi splendori all'inizio del sec. XVIII, in seguito all'elezione al soglio pontificio di Clemente XI, figlio della principesca famiglia Albani.
Questa, promovendo con illuminato mecenatismo l'edilizia civile e reli-giosa, contribuisce a dare nuovo volto alla città.
Da ultima, l'Università degli Studi, notevolmente incrementata nella se-conda metà del secolo scorso, apre il tessuto urbano ad interventi architet-tonici moderni.
A pochi chilometri dall'affollata costa romagnola, in Valconca, si trova la Riserva Naturale di Onferno, con le grotte Carsiche.
Questo è il luogo ideale per sentirsi pervadere dalla forza rivitalizzante della natura. Inoltrarsi nei sentieri della Riserva induce al rilassamento, alla riflessione, al ritrovare se stessi.
Lungo il percorso, che parte da un'altitudine di 290 metri per scenderne 70 in profondità, potrai esplorare il sistema sotterraneo delle Grotte di Onferno. Ammirerai suggestivi ambienti, soffitti lisci e levigati, la cascata di calcare, il camino con le "perle di grotta" e i più grandi mammelloni d'Europa: giganteschi ammassi di cristalli sul soffitto della sala Quarina.
La grotta è volutamente poco illuminata, poiché ospita una preziosa colonia di pipistrelli composta da circa 4000 esemplari. Sei specie, alcune di notevole valore scientifico perché considerate in pericolo di estinzione. Durante l'estate li si può scorgere impegnati nella riproduzione e nel primo volo dei piccoli. Una buona occasione per un "faccia a faccia" con i chirotteri che sfati alcuni luoghi comuni: si nutrono di insetti e non di sangue!
Visita alle Grotte di Frasassi, durata circa 2 ore. Adatto a tutti, con poche difficoltà da affrontare, è sicuramente il primo passo da fare per avvicinarsi alla speleologia, caratterizzato da brevi arrampicate, da cunicoli, strettoie e scivoli.
Da prestare attenzione al fondo leggermente sconnesso ed a tratti scivoloso, causa il forte accumulo di fango. Il "fuori percorso" inizia dalla "sala dell'infinito", ultima del percorso turistico classico, prosegue con la strettoia della "Cannella" per arrivare alle "Quattro sorelle"; una lunga galleria porta alla "sala Finlandia".
Pronti a sporcarsi!!! Il prossimo ostacolo è un lungo cunicolo dove il fango regna!!! Sporchi ma felici si arriva alla "sala del Bivacco". Un attimo di riposo, due foto ricordo e via per un lungo scivolo; ogni tecnica è ammessa per superare questo passaggio, la più usata è quella detta di "sedere".
Con il posteriore sporco e forse anche un po' dolorante eccoci giunti alla "sala Gentile da Fabriano" ed ai "pozzi di Lucia" dove si avrà modo di vedere un particolare di notevole bellezza: "le pelli di leopardo". Siamo alla fine del percorso; ora, per un'altra strada che scoprirete quando verrete a visitarci, iniziamo il percorso di ritorno.

Durante la vacanza a Cattolica, dal proprio hotel è possibile organizzare gite verso le mete dell'entroterra romagnolo e marchigiano, muovendosi con la propria auto, oppure si può contattare una delle tante agenzie di viaggio di Cattolica collegate con l'hotel per pianificare una visita guidata in pullman.
Visualizza la mappa


